Accettare le nostre fragilità

Nel primo pomeriggio di ieri ho condiviso un pensiero su Instagram che ha portato alcune persone a ringraziarmi e molte altre a soffer...


Nel primo pomeriggio di ieri ho condiviso un pensiero su Instagram che ha portato alcune persone a ringraziarmi e molte altre a soffermarsi un attimo e a pensare. Anch'io ho tanti pensieri che mi passano per la testa in questo momento, ma non so da dove cominciare ad esporli e metterli in ordine. Partiamo dall'inizio o meglio, partiamo da quello che ho condiviso ieri:

"Ho lavorato tanti anni e continuo a lavorare su me stessa tutti i giorni. Lo faccio per imparare a mettere nella giusta prospettiva le cose e senza temere il giudizio degli altri. Da quando ho imparato ad accettare alcune mie fragilità sono rinata e cosa importa del giudizio di chi in fondo non ti conosce? Io rispetto me stessa per prima, la vita è troppo breve per occuparsi di quella degli altri. Questa mattina ho fatto un esame noioso e il mio atteggiamento di una volta sarebbe stato quello di mostrarmi forte, tenace, insomma tutto d'un pezzo. E invece ho detto basta a questo circolo vizioso (perché poi è solamente un'abitudine del cavolo), ho detto basta e mi sono mostrata vulnerabile, ho detto un attimo, per favore, non sto bene. E dall'altra parte ho ricevuto un sostegno, una mano tesa, uno sguardo amico. Perché in fondo è così che deve essere. Siamo uomini quando sappiamo tendere una mano, siamo veri uomini quando sappiamo capire e accettare le fragilità delle altre persone, le loro diversità. E allora ricordiamocelo più spesso".

Alcuni mi hanno scritto empatia, altri che è un peccato averlo capito solo ora, altri ancora che si fa fatica a uscire da un ruolo preconfezionato, ma che se scaviamo più a fondo dentro di noi riusciamo a mostrare il lato più umano e questo non significa essere deboli. 

Non è la prima volta che lo scrivo e non è un segreto, ma forse qualche nuovo lettore che mi legge non lo sa. Da ragazza ho sofferto di attacchi di panico e attacchi di ansia. Sono stata in cura da una psicologa e poi da un'altra ancora, diversi anni e quello che mi è rimasto dentro dai loro insegnamenti (se così possiamo chiamarli) è che non siamo invincibili, non siamo perfetti. Sbagliamo e siamo fragili, tutti hanno delle insicurezze chi per una cosa che per l'altra e che se nella nostra testa interrompiamo il meccanismo del "io riesco a fare tutto, io sono forte", non succede nulla, non perdiamo. Il mondo continua a girare e noi con esso. 

Nel periodo acuto in cui non volevo più uscire di casa perché appena mettevo il naso fuori dalla porta mi veniva un attacco di panico, l'emozione che più mi faceva diventare matta era la sensazione di svenimento. E io non volevo che accadesse. Non volevo che succedesse soprattutto in pubblico. Davanti alle persone dovevo stare bene e uniformarmi alla massa, essere invisibile. Un giorno la psicologa mi chiese "e se accade cosa succede? Se svieni veramente cosa mai può accadere"? Riflettei sulla sua domanda. Non era una domanda complicata e come tale necessitava di una risposta semplice. Nulla. Non succedeva nulla.

Molti anni più tardi capisco il vero significato di quella domanda. Ora non ho più timore di mostrarmi fragile e quando qualcuno mi scrive che sono una forza, che sono Wonder Woman in realtà so di non essere nessuna di queste cose, ma va bene così. Sono una donna con molti punti fermi, ma sono anche una donna con delle insicurezze e delle fragilità. Alle mie figlie sto cercando di insegnare che nessuno è un eroe, nessuno è invincibile a questo mondo e che tutti possono sbagliare, perfino la mamma e il papà. Perché mettere sotto i loro occhi un modello di vita irraggiungibile? 

La mia stabilità deriva dalla mia famiglia, da mio marito che ogni giorno mi supporta e mi ama per quella che sono. Deriva dallo stile di vita che ho deciso di fare mio: lento e giocoso. Deriva dalle mie esperienze, dai miei ricordi, dal mio vissuto. Ognuno di noi è forte a modo suo, ognuno di noi è fragile a modo suo. Teniamolo a mente e veramente, proviamo ad ascoltarci più spesso e a non vivere solo come impone la società, camminando a testa bassa come soldatini. Noi siamo tutt'altro. Noi siamo un insieme di cose bellissime: empatia, fragilità, gioia, rispetto, solidarietà. Ricordiamocelo più spesso.

Photo by Sarah Tognetti

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4 commenti

  1. Carissima Sarah,
    circa un anno e mezzo fa, sono stata operata per un tumore al seno. Mastectomia totale. Poi è morto mio papà, in 18 giorni.Poi, ho iniziato la chemio; poi mi ha fatto infezione l'espansore ed ho dovuto togliere tutto e rimanere "con un vuoto". In tutto ciò, ho sempre sorriso, cercando di non preoccupare nessuno. Ho due bambini e non volevo che stessero male; forse, nel momento in cui mi hanno detto che non sarei morta, ho sepolto Carola per affrontare qualcosa che faticavo ad accettare. A novembre, sono crollata. Ero rientrata da poco in ufficio e non riuscivo a ritornare quella di prima. Così, la mia psicologa mi ha fatto capire che non sono quella di prima e non lo sarò mai più. Ora sono Carola monotetta, con mille paure ma anche meno pazienza e voglia di perdere tempo. Ho eliminato le persone che non mi piacevano, evito accuratamente i discorsi "non sai quanto mi faccia stare male il non trovare la parrucchiera giusta!" e ho degli sbalzi d'umore che mi rendono serena come una gatto in tangenziale. (o sulla sopraelevata) Sono cambiata fisicamente e non in meglio: ma mi piace questa nuova Carola, che cerca di dare la giusta importanza alle cose e decide le priorità. Tutto ha una soluzione, tranne il tempo: quello passa e non torna.Ora, non mi resta di capire cosa davvero voglio fare della mia vita e poi, trovare il coraggio di "lanciarmi". Ti abbraccio forte Carola

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  2. Brava Sarah e brava Carola. Siete donne in gamba, con forza e fragilità. Un abbraccio ad entrambe. cluadiag

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  3. sono le parole sante.Mi fa un gran piacere di leggere il tuo blog.
    un abbraccio forte :-)

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