Italiane all'estero: Katia Terreni

Buongiorno amici, innanzi tutto vi chiedo scusa se questa settimana sono sparita dal web, ma ho avuto qualche problemino, problemino...


Buongiorno amici, innanzi tutto vi chiedo scusa se questa settimana sono sparita dal web, ma ho avuto qualche problemino, problemino che si è risolto con un po' di pazienza e riposo, ora sono più in forma che mai. Bando alle ciance, quest'oggi siamo al penultimo appuntamento con la rubrica italiane all'estero e so già che mi mancherà da morire in futuro. Cosa ne dite, la faccio proseguire in autunno/inverno con altre interviste? Occhi che se mi date il "la"posso farmi prendere la mano e trasformare questo blog in un blog di expat non più di interior! ;) A parte gli scherzi, fatemi sapere se vi può far piacere che questa rubrica prosegui. 

L'intervistata di oggi si chiama Katia Terreni ed è una donna dalle mille qualità: forte, decisa, pragmatica ed entusiasta. Conoscerla, anche se solo attraverso il computer, è stato illuminante. Il suo blog, Donne che Emigrano all'Estero, è un punto di riferimento per tutte le expat e dal 2014 è diventato anche libro (lo potete trovare su Amazon e tutti gli introiti saranno devoluti in beneficienza). Katia è nata a Grosseto ma ha abitato in tantissimi posti: Jamaica, Londra, Stati Uniti, Berlino solo per citarne alcuni, ma il "vero espatrio", come lo chiama lei, lo ha fatto alle Seychelles nel 2007. 

È partita perché non ne poteva più dell'Italia e del fatto che a quarant'anni non riusciva a fare carriera. Sarebbe andata ovunque, ma è capitata alle Seychelles dove è riuscita a realizzare il suo sogno e ora è direttrice di uno dei resort più importanti dell'Isola: Denis Island. Ha aperto un blog, ha scritto un libro, ha perfino lavorato come pittrice per qualche anno, il Visual e la comunicazione visiva sono sempre state sue grandi passioni, come posso non adorare questa donna? Mettetevi comodi amici e lasciatevi trasportare dal racconto di Katia, ecco la sua intervista.

Nella tua vita hai viaggiato e vissuto in tanti Paesi, dove abiti ora?
Da circa dieci anni abito alle Seychelles. Non ho mai programmato di venire a vivere su queste isole. Diciamo che ad un certo punto della mia vita, le Seychelles hanno scelto me! Questo è accaduto nel 2007, quando il Saturno cosmico attraversava il Saturno sulla mia carta astrale. In astrologia si tratta di un momento critico in cui vengono compiute scelte importanti, talvolta sofferte, che portano però a solidi sviluppi futuri.

Tra tutti i posti in cui hai abitato in quale ti sei trovata meglio e perché?
Dove vivo adesso mi trovo molto bene: il lavoro mi piace, il clima e la cucina creola sono ottimi, i paesaggi sono mozzafiato e la natura è, ancora oggi, davvero incontaminata. La mattina mi sveglio e solo un minuto di cammino sono al lavoro senza dover combattere nel traffico cittadino. Strada facendo incontro la tartaruga gigante che vive libera in giardino, vedo l'albero di frangipane in fiore e ascolto il cinguettio degli uccellini. Secondo me la qualità della vita alle Seychelles è eccellente.
Ho abitato anche ai Caraibi, in Jamaica molti anni fa. Lì insegnavo italiano ai figli di una famiglia giamaicana ricca. È stata un'esperienza altamente formativa in quanto per la prima volta mi affacciavo ad una realtà culturale totalmente diversa da quella italiana. Inoltre avevo la fortuna di viverla da una posizione privilegiata, trovandomi all'interno di una famiglia del posto. Questo mi ha permesso di vedere certe sfumature che, se si visitano i luoghi solo da turisti, non si colgono. Per esempio osservai la grande importanza che veniva data al colore della pelle nella società jamaicana. Più la pelle era scura e meno possibilità esistevano per poter compiere una scalata sociale, ma questo è un aspetto che ho riscontrato anche qui alle Seychelles, benché in una forma assai più velata.
Ho vissuto un periodo di alcuni mesi negli Stati Uniti, dove sono stata ospite di una coppia di artisti di Washington. Con loro mi sono dedicata alla produzione di molti articoli di artigianato tipo tappeti, bigiotteria ed anche al restyling di vecchi mobili. In America l'artigianato è considerato una vera e propria forma di arte, viene apprezzato nella giusta misura ed ha un un buon mercato di riferimento. Furono mesi molto eccitanti e ricchi sotto un profilo artistico culturale. Visitai anche New Work, Boston ed il Messico. Fu durante il mio viaggio in Messico che scoprii Frida Khalo e rimasi folgorata dalla sua vita sia di donna sia di artista. Quando tornai in Europa mi dedicai alla produzione di bigiotteria in creta, pelle e pietre semipreziose ispirata all'arte azteca. 
Naturalmente conosco un po' anche l'Europa, in particolare ho soggiornato nella città di Londra e Berlino. Berlino è un luogo che ho scoperto dieci anni fa e me ne sono subito innamorata. Infatti ci sono tornata per un breve periodo nel 2016 prima di rientrare alle Seychelles. È una città differente da tutte le altre in cui ho visitato finora. Mi sembra quasi una non-città, dove ognuno può portare avanti lo stile di vita che più desidera. A Berlino si respira un'aria speciale, fatta di arte, di avanguardia, di cinema, di moda ed è il luogo perfetto per una start-up. Inoltre presenta un mercato immobiliare molto interessante, benché nell'ultimo periodo le cose stiano un po' cambiando.


La Repubblica delle Seychelles e l'Italia sono molto differenti culturalmente parlando, ma sul piano imprenditoriale quali sono le differenze maggiori?
In Italia la pressione fiscale è insostenibile. Gli imprenditori non hanno margine. Alle Seychelles invece sembra di vivere in pieno boom economico italiano anni '60. Ogni mese sorge un nuovo hotel, un nuovo centro benessere, un nuovo servizio o un nuovo centro commerciale. Sono molti gli stranieri che vogliono trasferirsi qui ed aprire un business. Ricordo a tutti che non è però così facile e scontato come si potrebbe pensare. Alle Seychelles sono molto rigidi con gli stranieri che vengono ad investire nei vari campi: agricoltura, import-export e soprattutto nel settore turistico. I capitali devono essere consistenti e la società deve sempre prevedere un socio seychellese. Ho conosciuto una famiglia francese che si è trasferita qualche anno fa ed ha aperto una gelateria a Eden Island, un'isola artificiale destinata ai ricchi visitatori e agli abitanti stranieri delle Seychelles. Sono molto felici della scelta, i figli possono frequentare la scuola internazionale di Mahe, apprendere diverse lingue e potranno scegliere un giorno di frequentare un'università in Australia piuttosto che a Singapore. C'è anche una famiglia italiana che ha aperto una caffetteria a Mahe dove fanno pasta al forno, torte salate, tiramisù, gelato, cannoli e naturalmente il perfetto caffè "espresso" italiano! Anche loro si sono trovati benissimo e non hanno alcuna intenzione di rientrare in Italia. Se capitate alle Seychelles andateli a trovare in Market Strett!
(Chi desiderasse informazioni specifiche per fare business alle Seychelles può rivolgersi al SIBA che è l'International Business Authority del Governo locale).

Alle Seychelles sei riuscita a fare carriera: sei partita da Capo-ricevimento poi sei diventata Vicedirettrice per finire direttrice di uno dei top resort più belli dell'Isola, ci racconti la tua esperienza? Secondo te perché in Italia non è stato possibile fare carriera?
Sono capitata qui quasi per caso. Ero stufa della situazione italiana: un Master in Turismo e lavoravo da anni come semplice Receptionist in un albergo senza possibilità di crescita professionale. Ad un certo punto ho stilato un CV in inglese ed ho cominciato ad inviarlo ovunque. Non mi importava in quale parte di mondo sarei finita, mi importava solo di trovare una situazione lavorativa migliore e con una prospettiva di avanzamento di carriera. Il caso ha voluto che risultassi idonea per una posizione alle Seychelles. Che dire, oltre al lavoro avevo trovato anche un luogo da favola! In Italia non si fa carriera perché il sistema è incancrenito. Non conta quanto sei bravo o quanto sei interessato al tuo campo, contano altre cose come le amicizie, le conoscenze o l'età che preveda degli sgravi fiscali per l'assunzione, tutti elementi che esulano dalla logica del benessere aziendale. Per questo il vecchio stivale non riesce a tenere il passo. Con questo non dico che possano esistere delle eccezioni, ma ho conosciuto troppe persone che hanno subito degli scacchi funesti e che sono finite in crisi depressiva a causa del lavoro. Io non volevo fare quella fine.

Quali tipologie di lavoro offre l'Isola?
Offre lavoro nel turismo naturalmente. Qui l'industria turistica è in piena espansione. Personalmente non sono felice di questo perché se dieci anni fa andavo una giornata a La Digue e potevo pedalare in santa pace tutto il giorno (La Digue è un'isola che si visita in bicicletta), oggi ci sono orde di turisti che ingombrano le strade insieme a taxi strombazzanti e camioncini di ogni sorta. Questi ultimi erano del tutto assenti in passato e sembrava di approdare davvero su un'isola di altri tempi. C'erano le donne che i grandi cappelli di paglia che camminavano per le strade, il pescivendolo con la sua mercanzia appena pescata che la mostrava scalzo lungo i marciapiedi, i seychellesi indolenti seduti ai bordi del mare e nei negozietti si trovavano le marmellate locali di banana e papaya confezionate dalle massaie dell'isola. Ecco, oggi tutto questo - e in soli dieci anni - è quasi sparito. Tuttavia per tornare alla tua domanda, con il turismo che si espande cresce anche la ricerca di personale da assumere. Di solito gli stranieri vengono ricercati per la loro professionalità - che sulle isole è carente - e nel campo specifico del turismo possono trovare impiego come manager di medio-alto livello o anche come caposervizio. Attenzione però: gli europei non sono gli unici stranieri lavoratori sulle isole. Per mansioni non troppo qualificate c'è un vasto bacino di manodopera da cui attingere come il bacino asiatico, in particolare modo l'India, le Filippine e lo Sri Lanka. Il personale proveniente da questi paesi ha dei costi molto contenuti ed è quindi preferibile ad una risorsa europea le cui aspettative economiche sono più alte. Dovessi consigliare a qualcuno di proporsi per un lavoro alle Seychelles nel settore turistico direi di considerare solo posizioni come capo-ricevimento, direttore, vicedirettore, operation manager e simili. Ho scritto un post esauriente al riguardo di cui lascio volentieri il link. Come requisiti di base sono necessarie le due lingue parlate in loco: il francese e l'inglese. Purtroppo non sono molto informata su altre possibilità di lavoro su queste isole. Conosco qualche italiana che insegna nella International School, mentre tutti gli altri hanno in genere aperto un business.


Che tipo di rapporto hanno i seychellesi con il lavoro?
Ai seychellesi, in generale, il lavoro non piace. Questo dato di fatto deriva dalla loro cultura e tradizione isolana. Le Seychelles sono state isole disabitate fino all'inizio del 1700 e la popolazione è un miscuglio di razze che si è trovata a vivere in mezzo all'Oceano Indiano tagliata fuori dai contatti con il resto del mondo per un periodo molto lungo. La prima comunità di europei era formata da un esiguo gruppo di francesi che si stabilì sull'isola di St. Anne, vicino a Mahe. Poiché erano stati assegnati loro dei terreni da coltivare, in prevalenza coltivazioni di palme da cocco da cui estrarre la copra (la copra è una polpa essiccata del cocco da cui si estraggono grassi e oli), servivano degli schiavi-lavoratori che furono importati dalle regioni del continente africano. Quando più tardi la schiavitù, in diverse parti del mondo, fu abolita, molte navi abbandonarono gli ex-schiavi provenienti da vari paesi anche su queste isole. Inoltre già dal 1800 in poi, ci furono delle ondate migratorie dall'India e dalla Cina. Tutt'oggi esiste una comunità indiana molto forte, dedita al commercio, che negli ultimi decenni si sta infiltrando anche nel settore governativo del paese. La popolazione creola risultata dal miscuglio di queste razze ha vissuto per lunghi periodi in un'economia di quasi sussistenza, dedicandosi alla pesca, all'ozio e alla danza. Il lavoro non è mai stato inteso alla maniera moderna occidentale su queste isole. Qui la vita privata è di gran lunga più importante della vita professionale. Capita che una persona si dedichi ad un lavoro per qualche anno e poi cambi professione in maniera repentina, magari senza qualificarsi adeguatamente. Le assenze ingiustificate dal lavoro sono all'ordine del giorno e la mancanza cronica di personale fa sì che le aziende, talvolta, debbano chiudere un occhio su questi aspetti che altrove sarebbero motivo di lettere di richiamo o di veri e propri licenziamenti.

Qual è stato il momento più bello che hai vissuto in quel Paese?
Io sono venuta qui per lavorare quindi il momento più bello è stato quando ho ottenuto il posto di direttrice in un top resort da urlo! Non è stato facile, le trattative sono andate avanti oltre otto mesi, ma avevo l'obiettivo chiaro nella mente e ho applicato, in maniera naturale e senza sforzo, la tattica zen dell'arco che vede la freccia già centrata sul bersaglio. Proprio così, fin dall'inizio ho vissuto tutti i colloqui e tutte le trafile burocratiche come meri rallentamenti al raggiungimento di un obiettivo che dentro di me era già raggiunto. Io mi vedevo già lì, non ho mai avuto esitazioni al riguardo.

Oltre al lavoro da direttrice sei blogger e autrice di Donne che Emigrano all'Estero, punto di riferimento per tutte le expat che "scappano" dall'Italia. Quando ti è venuta l'idea di aprire questo blog e perché?
Mi è venuta nel 2013. Tengo a precisare che mi sono iscritta a Facebook nel 2009 e che sono stata totalmente impedita con la tecnologia fino a quel momento. Vivendo isolata, ad un certo punto ho sentito il bisogno di mettermi in comunicazione con altre donne che facevano la mia stessa esperienza all'estero. Così ho aperto una pagina FB e ho iniziato a lanciare appelli. Con mia grande sorpresa si sono fatte avanti molte donne e da allora non mi sono più fermata! Nel 2014 è nato il blog e nello stesso anno è uscito il nostro libro che raccoglie, in firma cartacea e digitale, le nostre storie rielaborate e strutturate in forma di antologia. Donne che Emigrano all'Estero è nato come contenitore di racconti di donne che si erano trasferite altrove, ma nel tempo è diventato qualcosa di più. Oggi per esempio ospita rubriche gestite da professioniste che si occupano di recensioni libri, supporto psicologico per expat, bilinguismo e di recente anche di astrocartografia. Quest'ultima è stata una scelta coraggiosa perché l'astrologia applicata alla geografia, come approccio non scientifico ad una materia che esercita un certo fascino, poteva scatenare molte polemiche. Tuttavia mi sono fatta fare la mia astrocarta personale e indovinate un po'? Risulta che le mie linee del Sole e di Saturno passino proprio vicino alle Isole Seychelles! Questo significa che in questo luogo le facoltà mentali e comunicative sono esaltate al massimo e dunque in quale altro luogo poteva nascere e svilupparsi un progetto che ha lo scopo di mettere in comunicazione donne da tutto il mondo?

Come poco fa ci hai raccontato, Donne che Emigrano all'Estero non è solo un blog, ma è anche un libro. Trantaquattro italiane emigrate in ogni angolo del mondo si raccontano regalando una sferzata di energia per tutti coloro che vorrebbero partire, ma che ancora non lo hanno fatto. Ci racconti com'è nato e quale significato ha avuto per te realizzarlo?
Io amo i libri. Sono sempre stata una lettrice famelica. Le nostre storie erano belle, ben scritte e appassionanti. Ogni volta che tornavo in Italia avevo l'impressione che una cappa di pessimismo e di immobilismo avvolgesse anche chi magari aveva le carte in regola per potersi aspettare qualcosa di più dalla vita. Così ho pensato che un libro destinato al pubblico di donne italiane in gamba, ma oppresse dall'energia negativa che vige in Italia, potesse essere un valido sostegno ed un motivo di ispirazione per iniziare a muoversi nella direzione giusta. Il nostro libro si propone come un manuale di coach emozionale all'espatrio declinato al femminile. Fornisce spunti, consigli, motivazioni per decidere di espatriare se lo si desidera. Il libro è stato molto ben accolto, su Amazon abbiamo già 24 recensioni positive e fiore dell'occhiello, anche l'Huffington Post ci ha dedicato un articolo! Infine questo libro non ha fini di lucro. Abbiamo devoluto gli incassi ad AiBi, amici dei bambini, fino a luglio 2016 mentre adesso stiamo devolvendo gli introiti a DiRe, donne in rete contro la violenza.

Se una famiglia volesse trasferirsi alle Seychelles, cosa consiglieresti loro?
Di pensarci bene, di informarsi bene. Troppe volte si pensa che l'espatrio sia una passeggiata. Solo una volta all'estero ci si rende conto che le problematiche da affrontare sono molte di più rispetto a quelle che avevamo previsto in patria mentre se ne discuteva comodamente seduti sul divano. Espatriare significa uscire dalla zona tranquilla dove siamo sempre vissuti e le novità all'inizio possono essere scioccanti. Non parlo solo della lingua o delle culture diverse, mi riferisco anche a fattori che non si prendono quasi mai nella giusta considerazione come il clima, tanto per citarne uno. Qui per esempio, si deve considerare che è sempre estate, che le stagioni variano al variare dei monsoni, che il tasso di umidità è molto alto e che se si soffre, per ipotesi, di asma, questa potrebbe acuirsi in un clima umido e pesante. Una famiglia poi deve pensare al futuro dei propri figli e sul dove mandarli a scuola. Quasi tutti i figli di espatriati vanno all'International School e si relazionano con studenti da tutto il mondo, ma ho conosciuto famiglie che hanno deciso di iscrivere i propri figli nelle scuole pubbliche dove lo shock culturale può essere forte e dove i ragazzi svolgono le lezioni nella lingua del posto, la lingua creola. Tuttavia quanto sopra non vuole essere in alcun modo un invito a non espatriare bensì è un invito a farlo con consapevolezza, informandosi, documentandosi e valutando sempre molto bene i pro e i contro che una determinata nazione può offrire. 

Leggendo il racconto di Katia la prima cosa che mi viene da dire è questa: devo assolutamente avere il suo libro (e soprattutto farlo leggere a mio marito)! Seconda cosa: voglio anch'io un'astrocarta personale, sia mai che il fato mi porti alle Seychelles. Tanto all'umidità ci sono già abituata in quanto anche Genova non scherza in certi periodi dell'anno e al fatto di avere l'estate tutto l'anno che dire? Io non soffro di asma! Terza e ultima cosa, voglio assolutamente fare una vacanza a Denis Island! A parte gli scherzi, voglio ringraziare anche una volta Katia per averci dato così tante informazioni e per averci fatto sognare! La mia mente ha volato in alto, grazie di cuore.

Photo by Katia Terreni

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2 commenti

  1. Ciao sara! Io spero che questa rubrica continui... aspetto sempre il venerdi per leggere le storie di queste donne coraggiose.. e che dire cerchero' il libro anch'io.. intanto ti auguro una buona pasqua serena a te e alla tua famiglia

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