Italiane all'estero: Claudia Camillo

Ci siamo amici, siamo giunti alla fine della rubrica italiane all'estero . Mi sembra ieri di aver partorito l'idea di intervist...


Ci siamo amici, siamo giunti alla fine della rubrica italiane all'estero. Mi sembra ieri di aver partorito l'idea di intervistare dieci donne che per un motivo o per l'altro hanno deciso di espatriare cercando fortuna all'estero. Ogni donna ci ha raccontato la propria storia e la propria esperienza. C'è chi è partita in coppia (l'80% dei casi) e chi invece è partita sola. C'è chi ha deciso il mare e chi la montagna. In queste dieci settimane ci hanno tenuto compagnia con le loro vicissitudini, vita vera descritta senza condimenti, senza pizzi e merletti. Una vita senz'altro fatta di molto coraggio, il coraggio che accomuna tutte loro e fatta anche di sofferenza perché in queste interviste ho capito che casa manca, manca sempre. Mancano gli affetti, manca il clima dell'Italia, manca quella vita che hanno lasciato da parte per cercarne una nuova e migliore.

Non so cosa mi riserverà il futuro, forse un trasferimento all'estero o forse no, chi lo sa. A volte lo agogno avidamente, altre lo rifuggo. Sicuramente non sono ancora pronta a quel passo, ma quello che provo, che sogno pensandomi in un altro Paese è una sensazione positiva che mi riempe. Leggendo le interviste di queste donne, provo entusiasmo, felicità e voglia di mettermi nei loro panni. Sono un po' triste che questa rubrica finisca, lo dico sinceramente. Tra tutte quelle portate avanti su Shabby Chic Interiors questa è senza ombra di dubbio quella a cui mi sono più affezionata. Proprio per questo motivo e spinta dai vostri feedback, ho deciso che italiane all'estero tornerà il prossimo autunno/inverno con una nuova serie di interviste. Se vi siete persi qualche articolo o vi manca la rubrica per le sensazioni che vi ha regalato, qui c'è il link di tutti i vecchi post. È possibile che non veda già l'ora di ricominciare?

Per chiudere in bellezza, oggi voglio farvi conoscere una ragazza a cui voglio molto bene, un'amica "virtuale" (volutamente virgolettato perché per me la nostra amicizia vale più di un social network) che ho conosciuto tramite Facebook. Claudia Camillo è una fotografa, viene da Palermo ed è una di quelle persone che dovresti incontrare almeno una volta nella vita: dolce, solare, piena di spirito, positiva e senza peli sulla lingua. Io semplicemente la adoro. È esperta in architettura e appassionata di moda. Lavora come freelance per Armani, Berluti, Bvlgari e tanti altri nomi noti. Il suo motto è la condivisione, nella sua autobiografia c'è scritto: il mondo è la mia casa. Sarà per questo che da Palermo si è trasferita a Milano e da Milano si è trasferita ad Amsterdam? Godetevi la sua intervista, noi ci rivediamo con questa rubrica tra qualche mesetto. 

Vivevi a Milano, sei una fotografa affermata eppure hai deciso di trasferirti in Olanda. Come hai maturato questa decisione e perché?
Milano è una città meravigliosa, mi ha dato moltissimo e le sarò sempre grata; dal punto di vista lavorativo ha aperto moltissime strade e mi ha permesso di poter svolgere al meglio la mia professione. Dal punto di vista umano lo stesso. Chi dice che la gente del Nord è fredda non sa fare amicizia e non sa farsi voler bene. Ho conosciuto persone stupende che sono tutt'oggi nella mia vita, ma ad un certo punto ho sentito che mancava un pezzo, che non avevo più stimoli e avevo il bisogno di cambiare aria. 


Come ti sei preparata psicologicamente al trasferimento?
In realtà, ti sembrerà strano, non lo vivo neanche come un trasferimento. Già da due anni facevo avanti e indietro con Amsterdam per alcuni clienti. Mi è sempre piaciuta ed ho sempre pensato che soprattutto per il mio lavoro potesse essere un'altra base operativa molto valida. Mi sono preparata con lo spirito di sempre ovvero l'avventura. Mi conosci bene, sono una che si butta sempre nelle cose con molta allegria ed anche incoscienza. 

Come mai hai optato proprio per Amsterdam?
È una città stimolante, ma più di tutto, quello che mi ha spinto è che qui se fai un lavoro creativo non vieni visto come un pazzo come accade in Italia! Grafici, designers, artisti, fotografi, qui sono adorati. Chi è libero ha per loro una marcia in più e questo rende tutto molto meno faticoso che nel nostro Paese.

So che il tuo trasferimento è fresco fresco, immagino avrai dovuto compilare/richiedere tanti documenti, è stato semplice o dobbiamo immaginare le lunghe trafile e code d'attesa che ci sono in Italia?
È tutto molto semplice e hai anche moltissimo aiuto. Non c'è stato giorno in cui mi sia sentita abbandonata o non accolta. Ci sono tanti uffici dedicati agli expat pieni di persone gentilissime pronte ad aiutarti. Per quanto riguarda i documenti, quello che serve è un certificato internazionale di nascita e un passaporto. Con questi richiedi il BSN (burgerservicenummer), cioè l'equivalente del nostro codice fiscale. È un numero identificativo che ti consente di compiere i primi passi, ovvero aprire un conto in banca, affittare una casa e avere un'assicurazione medica (che qui è a pagamento). Senza questo numero praticamente non esisti. 

Qual è stata la tua prima impressione tra burocrazia italiana e burocrazia olandese?
In Italia al solo pensiero di entrare in un ufficio cominci a sudare e a stare male e il più delle volte non ottieni nulla. 

Cosa significa per te essere italiani in Olanda? Come veniamo visti?
Beh loro sono sempre molto cordiali ma temo che la triste nomea degli italiani che non hanno voglia di impegnarsi e che sono lavativi, stenti ad andare via. Qui purtroppo moltissimi ragazzi si trasferiscono attratti dalla facilità con la quale puoi fare uso di droga: trovano un lavoretto come camerieri (che è una professione molto ben pagata tra l'altro) e restano con lo stesso lavoro per anni. Per carità ci sono anche tantissimi italiani che come me sono venuti qui come professionisti e che sono super stimati, ma di fondo c'è sempre l'idea che l'italiano sia "pizza, mare, sole, trallalero e trallalà".


Amsterdam è una città colorata: incontri persone provenienti da ogni parte del mondo. Immagino avrà una grande comunità italiana, è così?
Devo essere onesta e la cosa non mi farà molto onore: io rifuggo la comunità italiana. Un po' per il motivo sopra, un po' perché per me vivere all'estero vuol dire conoscere anche gente diversa. I gruppi su Facebook di italiani ad Amsterdam sono una noia mortale, la gente nei bar o nei luoghi di ritrovo per italiani è piena di persone che sono qui per le canne, insomma sono ancora nella fase "sto con gente di altri paesi". Magari tra un po' mi verrà voglia di fare "casa" e cercherò compaesani. C'è la sede per la Cultura Italiana proprio dietro casa mia e lì fanno sempre roba molto interessante. Nei prossimi mesi cercherò senz'altro di partecipare a qualche loro iniziativa.

Pensi che sia una città aperta a tutti? Intendo una città che può offrire una qualità di vita migliore sia per famiglie che per single?
Assolutamente sì. Senza se, senza ma e senza nessun dubbio. Qualità di vita eccelsa, una roba che noi italiani ci sogniamo la notte. E poi c'è un grandissimo rispetto per tutta la comunità gay. È bellissimo vedere coppie di donne o di uomini camminare mano nella mano con i loro bambini. Una grandissima civiltà.

Che tipo di rapporto hanno gli olandesi con il lavoro?
Bellissimo! Rifuggono lo stress e ne hanno terrore per cui al minimo accenno prendono dei giorni di ferie o lavorano da casa. Un giorno alla settimana, che sia il mercoledì o il venerdì, lo hanno libero e questo è un grandissimo vantaggio. Le ore di lavoro sono flessibili: al mattino puoi entrare dalle 8:30 fino alle 10:00 ed uscire dalle 17:00 alle 18:30. Puoi gestire il tuo tempo come vuoi. Quello che mi piace è che dandoti libertà ti responsabilizzano: hai da fare il tuo lavoro e da consegnarlo nei tempi stabiliti, ma sei padrone delle tue ore senza nessuno che ti vessi. Qui è come se tutti fossero allo stesso livello. Un boss non è mai veramente un boss, è una persona con la quale fai squadra e ti confronti. Quello che mi lascia sempre stupita quando guardo dentro gli uffici sono le grandissime tavolate sempre piene di roba da mangiare, tè, caffè, fiori; è come se gli uffici fossero delle case accoglienti dove passare la tua giornata insieme ai colleghi. Lo trovo meraviglioso ed anche molto civile. Se sei libero sei più responsabile. In Italia si tende a fottere sia il sistema che i colleghi. 

Pensi che un lavoro creativo sia concepito alla stessa maniera in Olanda che in Italia?
No assolutamente, l'ho già detto prima. Qui più sei creativo più sei stimato. L'esatto contrario che da noi. È una cosa incredibile per chi arriva da un sistema come il nostro, quasi fai fatica a concepire che essere libero professionista o creativo sia una cosa fighissima. Ti fa salire l'autostima a mille.

Se ti chiedessi di descrivere con tre parole positive e tre parole negative (se ce ne sono ovviamente) la tua vita in Olanda, quali sceglieresti?
Accoglienza, calore e allegria. Di negativo per ora mi viene in mente solo il freddo, ma sono una donna siciliana quindi non faccio testo. Per me si sta bene solo con 35 gradi! :)

Un grazie di cuore a Claudia per questa bella intervista e grazie infinite a tutte le donne che hanno partecipato a questa rubrica: Ilaria, Federica, Cinzia, Camilla... solo per citarne alcune. È stato un piacere leggervi, conoscervi, scoprirvi ed entrare nel vostro mondo anche solo per un pochino. Auguri a tutte voi, che i vostri sogni si realizzino! 

Photo by Claudia Camillo

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2 commenti

  1. Bella scelta!! Amsterdam è una bellissima città, ricca di vita e di gente simpatica e aperta. Credo che viverci sarebbe bellissimo....magari su una boat-house!!

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    1. Tempo fa vidi un articolo che riguardava la ristrutturazione di uno di questi "barconi" fatto da una coppia di ragazzi. Me ne innamorai all'istante!

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