Italiane all'estero: Dalia Marchesi

Eccoci qui, pronti per un nuovo appuntamento con la rubrica italiane all'estero . L'intervista di oggi è davvero interessante...


Eccoci qui, pronti per un nuovo appuntamento con la rubrica italiane all'estero. L'intervista di oggi è davvero interessante. Io stessa l'ho letta tutta d'un fiato perché ero molto curiosa di conoscere le differenze di vita e di lavoro non solo tra Svizzera e Italia, ma tra Svizzera, Italia e Inghilterra. L'intervistata di oggi è una bella girovaga e prima di fermarsi nel cantone di Sangallo, ha vissuto qualche anno a Londra. Ho conosciuto Dalia Marchesi di Mammachecasa! attraverso la rete e la luce che emana questa ragazza è riuscita a raggiungermi attraverso il monitor.

Dalia è architetto, scrive articoli specialistici su riviste di settore, le piace progettare interni a misura di famiglia e di bambino ed è mamma di una bambina trilingue di otto anni. Il minimalismo, la pulizia formale e la semplicità sono le basi del suo progettare. Le sue passioni sono l'architettura e il design per l'infanzia ma i suoi interessi non finiscono qui: ama il decluttering, lo space cleraing (la tendenza ad eliminare dall'abitazione i mobili e gli oggetti di arredamento superflui per creare ambienti spaziosi ed essenziali) e il feng-shui. Sul suo blog potrete leggere le sue avventure di vita quotidiana, di mamma, di expat oltre ovviamente a trovare molti articoli dedicati al design. Amici vi presento Dalia.

In quale città del Pianeta hai deciso di trasferirti? Per quale motivo hai scelto proprio quel posto?
Abito in Svizzera da più di tre anni ormai, nella città di Sangallo, capitale di cantone ed il cui centro storico è patrimonio Unesco. Sono arrivata qui dopo sei anni passati a Londra ed il cambiamento è stato notevole! Sangallo è una cittadina di dimensioni medio-piccole e dalla forte tradizione tessile. È decisamente un altro mondo rispetto alla vivacità culturale di una città come Londra. Il motivo per il quale sono qui non è il  mio lavoro ma quello di mio marito. Sarei rimasta volentieri a Londra per quanto riguarda le possibilità lavorative nel mio campo. Sono architetto ed ho lavorato molto nell'interior design (residenze private, negozi, alberghi, bar, ristoranti, ecc.), ma appena arrivati a Londra non ho fatto in tempo a fare un colloquio di lavoro che il mio utero è rimasto abitato! Dopo nove mesi esatti è nata nostra figlia. Il suo primo anno di vita mi sono dedicata completamente a lei (avendola avuta relativamente tardi volevo godermela il più possibile), poi quando ha iniziato la nursery ho cominciato a scalpitare un po'. Ho iniziato a cercare lavoro, ma nel 2009-2010 la ricerca di architetti era calata molto anche a Londra a seguito della crisi economica mondiale (il settore delle costruzioni in genere è uno dei primi ad essere colpiti), così mentre inviavo curriculum è nato il blog Mammachecasa. 

Come ti sei preparata psicologicamente al trasferimento? 
C'è stata una grande differenza tra il primo trasferimento dall'Italia a Londra ed il secondo da lì a Sangallo. Londra è una metropoli vivacissima, piena di studi di architettura e di possibilità lavorative (almeno lo era nel momento in cui sono arrivata nel 2007). Quando ci siamo trasferiti avevo  molte aspettative ed ero al culmine dell'entusiasmo. Dal 2008 in poi, tuttavia, a seguito della crisi economica mondiale, la situazione si è fatta più difficile: molti architetti si sono ritrovati a spasso, perfino a Londra. 
Sangallo, al contrario, è una piccola città dove per lo più si parla tedesco, anzi, prevalentemente svizzero-tedesco (una lingua difficilissima). La scelta di venire qui non è stata facile, ma la vicinanza all'Italia, con la quale avevo continuato a lavorare nel primo periodo londinese e successivamente online attraverso il blog e la volontà di tenere la famiglia unita mi hanno convinto a venire alla scoperta della Svizzera (che comunque ha un tasso di disoccupazione pari all' 1-3%), lasciando dietro di me una metropoli che ho molto amato, ma nella quale la vita è piuttosto complicata, soprattutto per una famiglia con figli. 
Come mi sono preparata a lasciare Londra? Cercando di vedere i lati positivi di questo trasferimento nonostante le numerose possibilità che stavo lasciando indietro e cercando di viverlo come l'inizio di una nuova avventura.


Hai una figlia cresciuta tra il nord e il sud dell’Europa. Secondo te come vivono le famiglie in Svizzera? Nel tuo Paese si pone attenzione nei confronti di chi ha figli?
Vivo in una città piuttosto piccola (Sangallo conta circa 80.000 abitanti), in un quartiere residenziale verde e tranquillo, adatto ai bambini. Devo rispondere alla tua domanda facendo una distinzione tra "servizi per le famiglie" e "strutture childrenfriendly". Mi spiego meglio. Noi siamo arrivati in Svizzera che mia figlia aveva già cinque anni, prima come ti dicevo abitavamo a Londra. Ha frequentato qui l'ultimo anno di scuola materna. Prima dei quattro anni non esistono strutture pubbliche e quelle private sono piuttosto care. La gestione dei figli al di sotto dei quattro anni è piuttosto complessa se non hai aiuti familiari in zona. Al Kindergarten oltretutto non fanno il servizio mensa e i bambini hanno due rientri pomeridiani, dalle 13:40 fino alle 15:20. Stessa cosa alla scuola elementare (orari 8:00-11:40, 13:30-15:20), dove però c'è la possibilità di usufruire della mensa e di un eventuale tempo pieno (del quale in pochi usufruiscono in realtà). Nel complesso quindi, il tutto è piuttosto impegnativo per un genitore che deve fare il percorso casa-scuola diverse volte al giorno (non è un caso che non siano molte le mamme lavoratrici in un sistema così strutturato). In realtà qui vogliono che i bambini vadano da soli a scuola fin dai 4-5 anni, ma da mamma italiana io non ho mai osato farlo, se non raramente e solo ora che ha 8 anni!
Per quanto riguarda le strutture children-friendly ce ne sono in abbondanza, anche se molto dipende dalla zona della Svizzera in cui vivi. Nei centri commerciali c'è il play-centre dove puoi lasciare i bambini sorvegliati mentre tu fai la spesa o lo shopping (tipo Ikea per intendersi). Le iniziative cittadine per i più piccoli sono molte soprattutto sotto le feste e le ferie scolastiche. Ti faccio un esempio: durante le ferie di primavera una settimana viene dedicata allo sport, i bambini hanno la possibilità di provare alcuni sport per poi fare l'iscrizione il semestre successivo; oppure a Natale ci sono laboratori di tutti i tipi  in città (come fare candele, saponi, costruire le lanterne di San Martino); a Carnevale, oltre alla classica parata, si svolgono diversi eventi; i musei sono tutti childrenfriendly ed hanno le sezioni educative per i più piccoli. Molti i divertimenti insomma. Al contrario ristoranti e bar non sono molto ben organizzati per le famiglie, anche se molti hanno bagni con il fasciatoio. Vengo da Londra, dove ho vissuto la prima infanzia di mia figlia, e trovo che ci sia comunque un abisso tra qui e lì: non mi è mai mancata la possibilità di trovare un fasciatoio a Londra. La grande differenza è che in Svizzera è più sviluppato in senso childfriendly il settore privato, anziché quello pubblico come a Londra. Se a Londra puoi passare tutta la tua giornata fuori casa anche con un bimbo piccolo senza avere grossi problemi qui la cultura prevede un'organizzazione più di tipo tradizionale. Lì era tutto più concentrato, qui devi andare anche lontano per poter passare una giornata di divertimento con i bambini (ad esempio in un museo). Tranne quando c'è la neve, quella è tutta un'altra storia! Qui la neve è la norma, i parchi e le piste per bambini sono ovunque, anche dietro l'angolo di casa. Quando nevica basta prendere lo slittino e andare su una collina per avere un po' di divertimento.

Qual è stato il momento più bello che hai vissuto in quel Paese? 
Fammi pensare, non è facile sceglierne uno. Diciamo che sono stati tutti i piccoli momenti privati della mia vita familiare. Qui in Svizzera la vita scorre lenta e la dimensione privata ha assunto nuova luce.

E lavorativamente parlando qual è stato il lavoro più gratificante e speciale?
Tutti! Mi spiego: ogni cliente, per me, ha la stessa importanza. Mi piace, quando parlo con le persone durante le consulenze, guardarle negli occhi (anche se attraverso un computer) e cercare di capire e dar forma ai loro desideri proporre qualcosa che vedo adatto a loro e leggere in loro l'entusiasmo. La cosa più bella è sentire un cliente che mi dice «Questo è proprio quello che piace a me. Grazie. Hai capito perfettamente i miei gusti/le mie esigenze.». Sembra scontato, ma in realtà è la cosa più difficile del mondo. Mi piace leggere le persone, ascoltarle su un piano profondo e proporre ciò di cui hanno bisogno. Una richiesta che mi ha gratificato molto ultimamente è stata quella di una volontaria di un'associazione italiana che mi chiedeva consigli su come allestire una stanza d'ospedale per intrattenere i bambini durante i trattamenti ed invogliarli a tornare. La trovo una bellissima iniziativa.


Ci racconti la tua esperienza lavorativa nel cantone di Sangallo?
Come ti dicevo prima non ho ancora esperienza lavorativa qui in città, è poco tempo che siamo a Sangallo. Dopo il trasferimento ho preferito seguire mia figlia nel delicato passaggio dell'inserimento  a scuola e nella nuova realtà svizzera. Lei stessa ha cambiato lingua (dall'inglese al tedesco/svizzero-tedesco), e non è stato facile, anche se i bambini imparano alla velocità della luce. Per me il passaggio al tedesco è stato un poco più ostico, tanto che ancora, anche se lo parlo discretamente, non lo capisco al 100%! 
In questo nuovo contesto e con le nuove esigenze familiari (gli orari scolastici ed il costo delle strutture private qui non aiutano le madri di famiglia a riprendere il lavoro) ho cercato di "reinventarmi" lavorando da casa, attraverso il blog, che prima era più orientato al mommyblogging mentre con la ristrutturazione del 2015 ha preso una piega più "professionale": ho deciso di dare maggiore spazio alla mia attività di «architetto online» e alle consulenze che mi arrivano attraverso il web; parallelamente porto avanti la collaborazione con riviste, magazines online e siti vari attraverso la redazione di articoli specialistici sul design per bambini, spazi childfriendly ed altro. Mi occupo in particolare di spazi dedicati all'infanzia (ludoteche, asili, scuole, angoli per i ristoranti childfriendly, playrooms, camerette, ecc.), anche se le consulenze che faccio sono in genere richieste per il restyling e la ristrutturazione di appartamenti privati, oltre a camerette, stanze dei giochi eccetera.

Pensi che un lavoro creativo sia concepito alla stessa maniera in Svizzera che in Italia?
È difficile rispondere a questa domanda, non avendo per ora lavorato qui in Svizzera. Rispondo sulla base dell'esperienza delle persone che conosco e di ciò che mi è stato detto. In Italia tendiamo a sottovalutare (e sottopagare) i lavori creativi e non solo quelli. Ormai da noi si lavora spesso con contratti a progetto. Qui invece anche il creativo è un lavoratore che viene assunto regolarmente, che ha le ferie pagate, diritto alla malattia, alla maternità, al lavoro straordinario retribuito, al part-time. Anzi, ti dirò di più, sono molti i lavoratori al 70% o al 50%.
Non saprei fare un paragone tra il lavoro creativo in Svizzera e in  Italia, ma posso parlarti di ciò che vedo intorno a me, almeno in questa zona. Vedo case ben progettate, ben costruite, belle, luminose, con grandi superfici finestrate, ma costruite tutte più o meno nello stesso stile: pochi colori (prevalgono il bianco ed i toni del grigio), linee ortogonali (non ho ancora mai visto una linea obliqua o curva in un esterno o un interno, a parte le pensiline di Calatrava qui in città), tendenza al rigore. Insomma, ho la sensazione che manchi un po' la voglia di sperimentare (almeno nel mio campo). In compenso il creativo è un professionista e come tale viene pagato.

Che tipo di rapporto hanno gli svizzeri con il lavoro?
Serio e preciso. Sono puntuali (come un orologio svizzero, direi), rigorosi, onesti, efficienti, rispettosi degli impegni presi. Hanno in generale ritmi di vita piuttosto rilassati, sono meno stressati di noi italiani, ed in generale meglio organizzati (non è una leggenda metropolitana). Il fatto che in Svizzera il tasso medio di disoccupazione si collochi intorno al 2% fa sì che in molti inizino a lavorare subito dopo la scuola dell'obbligo; i dati rivelano infatti che solo il 19-20% continua gli studi ed intraprende professioni più specializzanti, mediamente - tra l'altro - molto meglio pagate rispetto all'Italia.

Burocraticamente parlando la Svizzera l'hai trovata molto diversa dall'Italia?
Rispetto all'Italia sicuramente. Rispetto all'Inghilterra anche. Diciamo che si colloca in una via di mezzo tra Italia e Inghilterra, anche se ora, con la Brexit, le cose cambieranno un po', immagino, per i nostri connazionali oltremanica. La burocrazia è molto più snella e veloce che in Italia, anche se abbastanza rigorosa.

Se ti chiedessi di descrivere con tre parole positive e tre parole negative (se ce ne sono ovviamente) la tua vita in Svizzera, quali sceglieresti?
Positive: qualità della vita, riscoperta della natura e della vita all'aria aperta e recupero di ritmi a misura d'uomo. Negative: mancanza di stimoli, lontananza degli affetti (tratto comune a molti expat) e difficoltà dello svizzero-tedesco. Mi spiego: mi sono dovuta ricredere sulla sull'idea che gli svizzeri parlassero fluentemente tre lingue; qualcuno, in realtà, ha difficoltà perfino con il tedesco (almeno nelle zone più di campagna).

E sempre più interessante conoscere le cose che accomunano tutti gli expat. Sicuramente la mancanza degli affetti e la lontananza da quella che è considerata ancora casa è tanta, ma l'entusiasmo di cominciare una nuova vita in un nuovo posto si fa sentire ed è quella che mi fa vibrare dentro. In queste interviste leggo anche molto sacrificio e voglia di lavorare su se stessi: che sia il cercare di trovare un nuovo equilibrio per la propria famiglia alla voglia di reinventarsi. Grazie Dalia per aver condiviso con noi una parte importante della tua vita, auguri per tutto. Noi ci vediamo la settimana prossima, buon weekend a tutti! 

Photo by Dalia Marchesi

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