Italiane all'estero: Claudia Porta

Buon venerdì a tutti e ben(ri)trovati al terzo appuntamento della  rubrica italiane all'estero . Mai come quest'ultimo anno ho ...


Buon venerdì a tutti e ben(ri)trovati al terzo appuntamento della rubrica italiane all'estero. Mai come quest'ultimo anno ho voglia di viaggiare, ne sento proprio l'esigenza, si può dire? Se da giovane pensavo al viaggio come a un divertimento, oggi lo intendo non solo come valvola di sfogo ma soprattutto come "esercizio" per ampliare la mente e allargare gli orizzonti. Figuriamoci se poi il viaggio diventa un trasferimento, definitivo o temporaneo. Questo sì che sarebbe come la ciliegina sulla torta. Una torta a cui aspiro da qualche tempo, ma chissà non si può mai sapere cosa ci riserverà la vita e a me piace pensare che dietro l'angolo ci sia sempre qualche occasione ad attenderci.

Oggi voglio presentarvi la terza blogger super creativa che è riuscita a fare della sua passione un lavoro, tutto questo facendolo in un altro Paese e con tre figli. Di chi parlo? Di Claudia Porta di La casa nella prateria. Ho conosciuto Claudia (virtualmente) poco dopo aver aperto il mio blog e penso fosse giusto uno dei primi blog che cominciavo a seguire. In quel periodo Claudia era molto concentrata sulla crescita dei sui figli e mi piaceva molto il suo modo di vivere la famiglia e il crescere i propri bimbi senza troppe ansie e a contatto con la natura.

Rudolf Steiner, filosofo e pedagogista austrico me lo fece conoscere proprio lei e grazie prima ai suoi post e successivamente ai libri letti, ho scoperto un mondo meraviglioso che ruota attorno ai bambini. Per tanto tempo ho cercato scuole steineriane a Genova, ma evidentemente la città non è ancora pronta per un passo del genere. Ops, pardon se mi sono persa in discorsi che non c'entrano nulla con la rubrica, ma mentre scrivo questo post, mi sono affiorati dei ricordi bellissimi di quando ad esempio assieme a Beatrice (Mathi doveva ancora arrivare), passeggiavamo nel bosco alla ricerca di quello che ci offriva la natura.


jSe siete interessati ad approfondire l'argomento vi consiglio un libro che mi è piaciuto molto che si chiama Educare alla liberà. In questo vecchio post invece, Claudia vi racconta i giocattoli waldorf (se conoscete Steiner, ne avrete già sentito parlare) e il suo approccio a questa pedagogia, fino ad un vero e proprio totale cambiamento. Sono molto felice che Claudia faccia parte del gruppo delle italiane all'estero, la stimo come mamma e come persona. Oltre a essere blogger è autrice di diversi libri e insegnante di yoga. Ho avuto modo di conoscerla lo scorso autunno a Milano per un progetto che ci ha visto assieme e vederla dal vivo è stato un po' come dire: oh mamma ma allora sei vera? Vi lascio all'intervista.

Claudia, in quale Paese hai deciso di trasferirti e perché hai scelto proprio quel posto?
Vivo in Provenza in un paesino di tremila abitanti. Sono nata e cresciuta a Torino, cercavo una dimensione più umana e una vita più sana per i miei figli.

Come ti sei preparata psicologicamente al trasferimento?
Io sono una vera e propria nomade perché da quando ho finito l'università ho traslocato ogni due anni cambiando non solo casa, ma anche città e a volte persino lo Stato. Non avevo bisogno di preparazione psicologica, per me la cosa più difficile è stare ferma in un posto!

Ci racconti la tua esperienza lavorativa in Provenza?
Quando sono arrivata qui mi occupavo essenzialmente del blog e dei libri da scrivere. Poi la ditta per la quale lavorava mio marito ha chiuso e lui ha deciso di mettersi in proprio. All'inizio non è stato facile e per arrotondare ho lavorato nella cantina cooperativa del nostro paese. Vendevo vini, un lavoro piacevole, ma io che ero abituata a non avere orari è stato un vero e proprio supplizio! Nel frattempo ho terminato la formazione per insegnante di yoga e inaspettatamente mi si è subito presentata l'opportunità di svolgere questo mestiere. Ho lasciato la cantina e ho iniziato a dare lezioni. Il primo anno erano due a settimana, il secondo quattro e ora siamo a sei. Lo yoga qui da noi va alla grande. Entrambe le esperienze lavorative mi sono state utilissime per integrarmi in quello che è un paesino di campagna, non necessariamente aperto ai "forestieri". 

Pensi che un lavoro creativo sia concepito alla stessa maniera in Francia che in Italia?
Sì credo proprio di sì. Non vedo grosse differenze in tal senso.

Photo by Claudia Porta

E burocraticamente parlando la Francia l'hai trovata molto diversa dal nostro Paese?
Sì diversa. Complessa per me che arrivo da fuori, ma senz'altro molto meglio organizzata. La maggior parte delle pratiche possono essere sbrigate per posta senza necessariamente fare lunghe code nei vari uffici. 

Che tipo di rapporto hanno i francesi con il lavoro?
Lavorano 35 ore a settimana e sono sfiniti! ;) Scherzi a parte, hanno tanti vantaggi ma non sanno di essere dei privilegiati quindi si lamentano parecchio. Dovrebbero andare tutti a fare uno stage all'estero per apprezzare il loro sistema.

Qual è stato il momento più bello che hai vissuto in quel Paese?
Senz'altro la nascita di mia figlia Chiara, l'unica dei tre nata in Francia; l'unica per la quale è filato tutto liscio. 

Invece lavorativamente parlando qual è stato il lavoro più gratificante e speciale?
L'insegnamento dello yoga dà grandi gratificazioni perché spesso le persone, quando arrivano, non stanno bene (fisicamente o emotivamente, o entrambi). Con il tempo le vedi riprendersi, sciogliersi e tornare a sorridere. Quest'anno abbiamo deciso di regalare l'abbonamento annuale a due persone che hanno seri problemi di salute e il loro sguardo pieno di stupore e riconoscenza mi scalda il cuore ogni volta che ci penso. Un'altra bella soddisfazione è stata l'uscita di Giochiamo allo yoga, il mio primo libro scritto qui in Francia. Una piccola grande vittoria. 

Se ti chiedessi di descrivere con tre parole positive e tre parole negative (se ce ne sono ovviamente) la tua vita in Francia, quali sceglieresti?
Le tre parole positive. Serenità: sono "scappata" da Torino in un periodo molto difficile e qui ho ricominciato da zero ricostruendo la mia vita e trovando finalmente la serenità. Tranquillità: la Francia è un ottimo posto per crescere i figli. C'è una cultura della famiglia e i bambini sono molto tutelati. Scuola: amo i metodi educativi alternativi (Montessori, Steiner…) ma per cause di forza maggiore i miei figli frequentano la scuola pubblica. Ci siamo trovati benissimo e finora non ho mai avuto modo di lamentarmene. Quelle negative invece sono, nostalgia: credo che un italiano all'estero senta sempre la nostalgia del proprio Paese. Cibo: la cucina francese sarà anche ottima, ma quella italiana mi manca da morire!

Spero che vi sia piaciuta questa intervista; spero che vi abbia fatto sognare; spero che vi abbia fatto venire la voglia di partire alla scoperta di quello che il mondo può offrirci; spero che le parole di Claudia vi diano il coraggio e quella spinta che serve per dire davvero: ok domani parto! Grazie Claudia per aver condiviso con noi la tua esperienza. Buon weekend a tutti!

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1 commenti

  1. Che meraviglia quella zona di Francia! Ho vissuto, per lavoro, circa due anni in Costa Azzurra (al limite...quasi in Provenza), l'ho "frequentata" per altri due, ed ho ricordi bellissimi, oltre che una discreta nostalgia.
    Posti meravigliosi,clima piacevolissimo e cucina niente male; spesso anche lavorare era piu' piacevole!

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