Italiane all'estero: Cinzia Gallastroni

Benvenuti al settimo (di già?) appuntamento con la rubrica italiane all'estero . Oggi vi presento una viaggiatrice instancabile (è ...


Benvenuti al settimo (di già?) appuntamento con la rubrica italiane all'estero. Oggi vi presento una viaggiatrice instancabile (è così che si definisce, anche se forse ha trovato il posto giusto dove fermarsi), adora il buon cibo, la fotografia, il mare, il sole, i vulcani e va matta per i mercatini locali. Ha un'anima nomade, si definisce randagia da sempre perché nel corso degli anni ha cambiato diverse città. È fiorentina di nascita ma ora vive in posticino che sono sicura in molti sognano di trasferircisi: Bali.

Ho conosciuto Cinzia Gallastroni e il suo blog Indonesia for you by Bru, attraverso il portale Donne che emigrano all'estero e la sua storia mi ha colpito fin da subito. È architetto e definisce la sua vita "precedente" come quella di tanti: casa, lavoro e mille sogni nel cassetto. Però ha sempre saputo che un giorno sarebbe andata via dall'Italia. La sua anima nomade non era mai abbastanza appagata, si sentiva irrequieta e innovativa al tempo stesso. Racconta: "Per me viaggiare significa arricchire la mente e il cuore, fa parte di me. Non amo i viaggi troppo frettolosi, non bramo il vedere sempre tutto, preferisco godermi piccoli momenti e mescolarmi alla popolazione locale. Smetterò solo il giorno che non proverò più stupore per ogni piccola cosa che incontro nel mio cammino". Con questa frase mi ha letteralmente rapita.

Cinzia di strada ne ha fatta. Ci separano da lei più di 11.000 chilometri e un fuso orario che in estate passa da 7 a 6 ore. L'Indonesia è magica ed è uno dei miei sogni nel cassetto. Mi ispira quel paesaggio selvaggio così diverso dal nostro. Lì la natura ti entra dentro per non parlare della cultura che mi affascina e mi incuriosisce in modo particolare. Leggendo gli articoli che scrive sia nel suo blog che nel portale Donne che emigrano all'estero, riesco quasi a essere in quei luoghi assieme a lei. Racconta che il viaggiare per lei è sempre stato il filo conduttore della sua vita. La sua voglia di vedere, capire e scoprire non l'ha mai abbandonata ed è anche l'unica cosa che non l'ha mai annoiata o delusa. L'unica che ha continuato a portare avanti fino a desiderare di farla diventare la sua futura attività. Pronti per un tuffo in Indonesia? Ecco la sua intervista.

In quale città del Pianeta hai deciso di trasferirti e per quale motivo hai scelto proprio quel posto?
Perché? Bella domanda. Perché ci s'innamora di una persona piuttosto che di un'altra? Difficile spiegare. Posso dire Chee ogni volta che ho toccato il suolo di questa terra, Bali, mi sentivo sempre a casa. Perché la trovo irresistibilmente unica sotto tutti gli aspetti.

Come ti sei preparata al trasferimento? È venuto qualcuno con te o sei andata sola?
Sono partita con Mauro, il mio pazzo compagno di vita. Decisione presa in pochi mesi, anche se erano anni che si parlava di scappare via. Abbiamo lavorato per mesi a questo progetto. Noi sempre impulsivi e sanguigni, per una volta abbiamo fatto le cose a piccoli passi valutando e soppesando ogni decisione. Pensavo di essere abbastanza carica e preparata alla nuova vita, mi chiedo se è possibile esserlo veramente. I primi tempi sono stati pesanti. 


Raccontaci un po' di te e del tuo compagno: com'era la vostra vita, come vi sentivate prima di partire, qual è stata la scintilla che vi ha fatto dire, ora partiamo?
La nostra non è certo stata una brutta vita. Abbiamo sempre cercato di fare quello che più ci piaceva rinunciando volentieri alle cose e mettendo tutti i nostri risparmi nel nostro sogni, in quel grande meraviglioso imbuto che si chiama viaggio. Nel programmare i viaggi, la sfida era sempre la stessa: andiamo dove ci piace spendendo il meno possibile. Eh sì, viaggiare, questa grande e potente magia che ti entra dentro sempre di più. La nostra precedente vita non era né bella né avventurosa come i nostri viaggi, anzi era abbastanza piatta e ripetitiva: uscivamo da casa al mattino presto per tornare la sera tardi. Sempre di corsa, sempre la stessa routine, nell'attesa della tanto sognata futura fuga dalla realtà. Fuga che iniziavamo a programmare ancora prima di ritornare a casa da quella in corso (ogni viaggiatore sa di osa parlo!). Il lavoro ci permetteva di fare una discreta vita senza difficoltà economiche, ma quello che facevamo non ci piaceva per nulla. Noi due, entrambi artisti nell'anima, soffrivamo nel fare un anonimo lavoro di ufficio che non regalava mai un emozione, una soddisfazione. Una serie di eventi ci hanno fatto capire che non era così che volevamo continuare a vivere. Ci piace dare colpa alla pazzia, alla sfrontatezza e originalità, che forse solo gli artisti e i viaggiatori hanno, ma il fatto è che era l'ora di mettere la parola fine a quella vita e iniziarne una nuova.

Qual è stato il pensiero delle persone che frequentavate dopo essere informate del vostro progetto di partire?
Tutti quelli con cui abbiamo parlato della nostra scelta ci hanno detto le stesse cose: che bello, beati voi, avete fatto bene, che scelta meravigliosa. Io mi chiedo, in quanti lo pensano veramente? Pochissime persone hanno avuto il coraggio di dire, ma siete matti? Avete lasciato ogni certezza per una vita da sballati chissà dove. Il fatto è che di quello che pensa la gente non ci è mai importato granché, siamo sempre andati controcorrente sfidando i benpensanti e l'ipocrisia, però ci sarebbe piaciuto poter avere un dibattito e provare a spiegare la nostra idea, il nostro modo di vedere le cose. Quello di cui siamo certi è l'affetto e la vicinanza dei nostri familiari e amici, quelli veri che sono e saranno con noi per sempre. Non ci importava lasciare la nostra casa, la nostra terra, le nostre abitudini. Tutto si può ricostruire, comprare e imparare.

Come descriveresti l'Indonesia?
L'Indonesia è considerata un Paese transcontinentale appartenente all'Asia e all'Oceania, in quanto ha isole che si trovano ai due lati della linea di Wallace, quindi non c'è da stupirsi della grande diversità delle sue terre. Viaggiare in Indonesia vuol dire una cosa sola: non ne vedrete mai abbastanza! Bali è solo un puntino in questo immenso arcipelago poco più grande della Liguria. Fa parte delle isole della Senza ed è l'unica induista del Paese con usi, costumi e usanze che solo i balinesi hanno. Pensate che i balinesi per distinguersi da tutti gli altri indonesiani adottano un sistema di nomi che proviene da regole antichissime: il primo figlio si chiama Wayan, il secondo Made, il terzo Nyoman e il quarto Ketut. Se il numero di figli è maggiore di quattro si ripete tutto dall'inizio. Potrei definirla la "Santorini dell'Indonesia": famosa, bella, unica, snob, varia, ricca e turistica.   


Burocraticamente parlando Bali l'hai trovata molto diversa dall'Italia?
Qua si fanno file di ore per tutto, documenti per tutto e le regole cambiano di continuo. Direi praticamente un gemellaggio con l'Italia.

Che tipo di rapporto hanno i balinesi con il lavoro?
Anche se alla loro maniera lavoro sodo, da tenere presente che Bali è forse l'isola del mondo con il più alto numero di feste in un anno, quasi tutte imperdibili per un balinese! E poi c'è caldo e non esiste la fretta.

Pensi che un lavoro creativo sia concepito alla stessa maniera a Bali che in Italia?
Basta andare in giro per l'isola e si respira arte, abili artigiani che lavorano legno, vetro, metallo, bambù, argento, bigiotteria, pietre e fantastiche stoffe. È una vera miniera e un grande stimolo per un artista, ma sicuramente un lavoro creativo qua è concepito in maniera molto diversa.

Ci racconti la tua esperienza lavorativa a Bali?
Ancora non ho un vero lavoro, molte idee, tantissimi progetti che sto portando avanti. Varie strade tra cui il turismo, l'arte, la moda... vediamo quale sarà la mia. Non mi meraviglierei se ne seguissi anche più di una o alla fine nessuna. 

Qual è stato il momento più bello che hai vissuto in quel Paese?
Di momenti belli ne ho vissuti molti, ne ricordo uno che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi: mi sono ritrovata sola in una spiaggia, davanti l'oceano e le sue onde immense, mi sono sentita piccola, indifesa e immensamente felice.

E lavorativamente parlando qual è stato il lavoro più gratificante e speciale?
Acquistare, progettare, ristrutturare, trasformare e arredare una vecchia abitazione hindu, adesso sono un piacevole mix di oriente e occidente. Ha molto di me: cuscini cuciti con stoffe comperate nei mercatini, keban come porta oggetti, i miei quadri appesi ai muri... Ne sto ristrutturando una seconda (questa volta non mia) e la cosa mi piace molto. Penso proprio che non mi fermerò qui.

Se ti chiedessi di descrivere con tre parole positive e tre parole negative (se ce ne sono ovviamente) la tua vita a Bali quali sceglieresti?
Aria aperta, libertà, sole e mare quelle positive. Quella negativa: nostalgia, una sola ma che vale per tutte.

Photo by Cinzia Gallastroni

Ti potrebbero anche interessare:

2 commenti

  1. Oh mamma!!! Sono stata a Bali e ti assicuro che è un paradiso terrestre: fiori ovunque, gente simpatica, cibo ottimo...pesce a tonnellate, temperatura alta ma tanta acqua con cu imitigarla...insoma semplicemente stupenda!! Abitarci non so...una decisione davvero coraggiosa!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che meraviglia, voglio andarci anch'io! <3

      Elimina

Flickr Images