Italiane all'estero: Camilla Anchisi

Eccoci al quinto appuntamento con la rubrica italiane all'estero . Siamo arrivati a  metà delle nostre interviste, cinque donne che...


Eccoci al quinto appuntamento con la rubrica italiane all'estero. Siamo arrivati a  metà delle nostre interviste, cinque donne che da sole o assieme al compagno hanno preso la decisione di partire, di cercare e trovare fortuna al di fuori dell'Italia. Leggendo le loro storie, ascoltando le loro esperienze non riuscirei a dire quale sia "l'ingrediente principale" per avere la forza di partire. Coraggio? Soldi? Un posto di lavoro già definito? Oppure la sola cosa che accomuna queste ragazze è la voglia di stare meglio? La voglia di vivere in un Paese che può offrirci una vita degna di essere vissuta pienamente, che ci fa sentire a tutti gli effetti cittadini del mondo e non sopravvissuti (passatemi il termine) in una nazione che non aiuta il suo popolo. Che li spreme, li deruba delle loro speranze (e non solo), li frega e gli volta le spalle nel momento del bisogno.

Io non so come sia veramente vivere "là fuori". Sinceramente penso che ci sarà chi sta meglio di noi e chi al contrario sta molto peggio. Il problema (perché secondo me è un grossa balla che ci hanno inculcato fin da piccoli), è che ci hanno abituato pensare e a formulare questo ragionamento: guarda chi sta peggio da te, ritieniti fortunato per quello che hai! Ma vi faccio una domanda: sarebbe da ingrati pensare di volere stare meglio? Volere di più per noi stessi e per i nostri figli? E poi questa ingratitudine sarebbe nei confronti di chi? Di chi ci ha donato la vita? Nei confronti della vita stessa? Del mondo?

Sono sicura, e qui correggetemi se sbaglio, che tutte le persone che sono andate via dall'Italia lo hanno fatto per un solo motivo: stare meglio, vivere meglio. Sono forse ingrate queste persone? Sono egoiste? Non credo proprio. Credo invece che abbiano avuto la capacità di andare oltre, di vedere "là fuori" qualcosa di meglio, anche se fosse solo una piccola possibilità loro l'hanno vista. Ecco allora anch'io voglio avere i loro occhi e mi auguro con tutto il cuore che chi in questo momento è titubante sul partire, chi ci sta pensando ma è frenato da mille dubbi, di avere quegli stessi occhi, gli occhi che riescono a vedere solo speranza e una vita migliore.

Oggi voglio presentarvi una ragazza giovanissima che ho conosciuto di persona qualche anno fa a Milano: Camilla Anchisi. Lei è una fotografa davvero in gamba e la conobbi inizialmente tramite il suo primo blog. Le sue foto mi facevano sognare e accadde che un giorno venne ad uno dei miei corsi in veste di fotografa ufficiale. Correva l'anno 2013 e in questi pochi anni Camilla ne ha fatta tanta strada, esattamente 8515 Km, i chilometri che dividono Milano da Vancouver. Ora Camilla è una fotografa di matrimoni affermata e definisce la sua macchina fotografica, il pennello che usa per dipingere i colori della nostra giornata più bella. Crea immagini emozionanti, piene di luce e romanticismo. Adoro i suoi scatti. Ecco a voi la sua intervista.


In quale città del Pianeta hai deciso di trasferirti? 
Il Canada mi ha sempre affascinato molto, soprattutto per i suoi paesaggi e la sua natura incontaminata. Non avevo mai avuto la possibilità di scoprire di persona questo Paese ma ne avevo sempre sentito parlare molto bene. Alcuni amici avevano avuto modo di vivere sulla west coast vicino a Vancouver e si sono innamorati di quella città, una delle più ferventi del Paese, dal clima mite, affacciata sull’oceano e circondata dalle foreste... e quindi quando io e mio marito abbiamo deciso di intraprendere quest’avventura la scelta è caduta in modo naturale su questa città.

Come ti sei preparata psicologicamente al trasferimento? 
Non sono nuova ai trasferimenti, ma lasciare il proprio Paese per volare oltreoceano e fare una nuova esperienza di vita non è una passeggiata. La cosa più difficile è stata infatti “prendere effettivamente la decisione di partire” e lasciare tutto (famiglia, amici, lavoro, casa...). È qualcosa che devi sentire dentro, la volontà di scoprire cose nuove, rimettersi in gioco, immergersi in una nuova cultura, capovolgere i propri equilibri, affrontare l’ignoto. Una volta che si decide di fare il grande passo, lasciandosi alle spalle la paura, quasi non ci si rende conto: sono tante le cose da preparare e sistemare, i giorni passano veloci e in un attimo ci si ritrova con le valigie e il biglietto aereo in mano pronti per la partenza. Indubbiamente il fatto di essere partita in coppia con mio marito, condividendo questa esperienza insieme, ha contribuito non poco a vivere con più entusiasmo e serenità anche tutta la parte di preparazione. Era tanta la voglia di crescere e seguire le nostre aspirazioni professionali oltre che imparare una nuova cultura.

Come sono stati i tuoi primi giorni a Vancouver?
Le prime settimane a Vancouver sono state elettrizzanti: mi sono subito resa conto di quanto questa città fosse diversa da tutte le altre che avevo visitato prima ed era una continua scoperta. Instancabile mi son ritrovata a fare chilometri a piedi, non solo per sbrigare le più elementari faccende burocratiche e per trovare casa, ma proprio per la voglia di scoprire ogni angolo caratteristico della città e prender confidenza con quella che sarebbe stata la mia casa per un po’. La cosa che più mi ha affascinato è stato scoprire di persona che pur essendo una metropoli, Vancouver è una città a misura d’uomo, piena di servizi, di piste ciclabili e soprattutto immersa e circondata dal verde con un paesaggio fatto di montagne e foreste che incontrano l’oceano. Ero positivamente colpita dal fatto che il traffico, comparato a quello di Milano (dove ho vissuto per anni) era quasi inesistente, che non c’era smog e che anzi l’aria profumava un misto di montagna e mare, che le persone che incontravo per strada avevano sempre il sorriso in viso. Caffetterie aperte 24h, wi-fi ovunque gratuito, servizi funzionanti.

Qual è stato il momento più bello che hai vissuto in quel Paese?
Sono molti i ricordi belli che affollano la mia mente! Ciò che ricordo con più piacere sono le persone in gamba che ho conosciuto, quelle che da subito hanno creduto in me e mi hanno dato una mano, quelle con cui ho condiviso la mia esperienza da “migrante”. L’emozione dei primissimi matrimoni scattati oltreoceano e i viaggi fuori porta alla scoperta della natura canadese. Quante ore ho camminato in mezzo alle foreste davvero non saprei dirlo ma stare in mezzo a quei paesaggi incontaminati è stato qualcosa di unico e rigenerante!

Ci racconti la tua esperienza lavorativa in Canada?
A Vancouver ho lavorato principalmente come fotografa ed art director, continuando il mio percorso professionale ed approfondendo il mio interesse per fotografia, grafica e calligrafia. Ho avuto la fortuna di poter entrare in breve tempo nella community molto attiva dei fotografi locali che mi hanno accolto con entusiasmo. Ho collaborato con molti di loro, anche di fama internazionale, e lavorato a stretto contatto con altri professionisti in vista del settore che mi hanno affiancato non solo durante i matrimoni che ho scattato ma anche in occasione di shooting e progetti personali. La voglia di condividere le proprie esperienze, crescere e creare progetti comuni è grande e non è così difficile trovare persone disposte a darti una mano!


E lavorativamente parlando qual è stato il lavoro più gratificante e speciale?
Quella che ho fatto è stata un esperienza che mi ha arricchita molto e mi ha dato tante soddisfazioni: non c’è un lavoro solo che posso dire “favorito”. Ciò che mi ha reso davvero felice è stato l’essere apprezzata per le mie capacità anche all’estero, avere avuto la possibilità di lavorare con nomi importanti del mio settore che mi hanno permesso di crescere e soprattutto avere avuto la possibilità di venire a contatto con persone provenienti da tutto il mondo, scattare matrimoni di culture diverse, ognuno di questi eventi è stato di per sé unico ed emozionante.

Pensi che un lavoro creativo sia concepito alla stessa maniera in Canada che in Italia?
In Canada i lavori creativi in generale hanno più valore rispetto all'Italia. Ho trovato, soprattutto in città, la forte volontà di valorizzare l’artigianato e la produzione locale e i workshop creativi di approfondimento per bambini ed adulti sono molto frequenti ed affollati, senza parlare delle maggiori possibilità lavorative per i giovani che vogliono mettersi in proprio.

Che tipo di rapporto hanno i canadesi con il lavoro?
In generale trovo i canadesi molto dediti al lavoro ma anche molto flessibili e disponibili a cambiamenti frequenti. Riescono ad organizzarsi meglio le giornate e soprattutto a trovare spazio per hobby e tempo libero. Di norma gli uffici chiudono alle 5 del pomeriggio e c’è ancora buona parte della giornata da dedicare a se stessi, soprattutto ad attività fisiche all’aria aperta praticate anche d’inverno. Il seawall (“il lungomare” di Vancouver), non è mai vuoto!

Burocraticamente parlando il Canada l'hai trovato molto diverso dall'Italia?
Il Canada dal punto di vista burocratico è stata un’altra piacevole scoperta: se si escludono i tempi di attesa per ottenere i permessi di lavoro necessari per entrare nel Paese, la burocrazia canadese è davvero molto snella e sbalordisce per la disponibilità, la rapidità e la risposta degli addetti ai lavori, nonché per la quasi totale assenza di code agli sportelli! Il rispetto per le regole e per le persone inoltre è prioritario: lì la gente aspetta in fila indiana e composta il proprio turno, anche solo per salire sul bus, e lascia il posto a sedere agli anziani con un sorriso, di qualsiasi etnia o religione essa sia. Davvero un bell’esempio di integrazione, in una città fatta soprattutto di migranti proveniente da ogni parte del mondo!

Se ti chiedessi di descrivere con tre parole positive e tre parole negative (se ce ne sono ovviamente) la tua vita In Canada, quali sceglieresti?
Difficile descrivere questa esperienza in poche parole. Potrei dire in sintesi stimolante, impegnativa e indimenticabile. Stimolante perché sono venuta a contatto con un mondo, un modo di vivere e idee completamente diverse che mi hanno aperto la mente. Impegnativa perché stare così lontano dalla propria famiglia e dagli affetti non è stato facile. Andare in un altro Paese, specie se dall’altra parte del mondo, significa ricominciare da zero, tutto, in una lingua che non è la tua e che anche se conosci non sei comunque abituato ad usare tutti i giorni. Ci vuole costanza, forza d’animo e bisogna credere molto in se stessi e nelle proprie capacità. Ci sono momenti in cui, nonostante i legami che instauri, immancabilmente senti che ti manca qualcosa, qualcuno, le tue radici, che parte di te è rimasta da un altra parte. Indimenticabile perché quello che ho vissuto me lo porterò sempre con me, mi ha in qualche modo cambiata ed è stata un esperienza in cui ho dato tanto ma ho ricevuto anche tanto in cambio. Un esperienza che davvero consiglierei a tutti.

Camilla non ha voluto descrivere con nessuna parola negativa la sua esperienza di vita a Vancouver. Oh il Canada che sogno! Non so se riuscirei ad andare a vivere così distante dall'Italia, non credo di averne le capacità (ma non si sa mai nella vita), però sogno da tempo un viaggio in quel Paese, un viaggio con la V maiuscola. Uno di quei viaggi che ti apre la mente, il cuore, l'anima e torni a casa cambiato. Grazie Cami per aver condiviso con noi la tua esperienze e grazie per avermi fatto sognare per un po'! 

Photo by Camilla Anchisi

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2 commenti

  1. Purtroppo, ho notato che, per molta gente, è sufficiente "stare bene" nel proprio paese, e che "stare meglio" altrove sia superfluo!Per molti, emigrare è solo una possibilità residuale cui si deve ricorrere solo quando si sta davvero male o non si ha nulla nel proprio paese. Io, al contrario, penso che accontentarsi per tutta la vita sia davvero frustrante e che desiderare di avere di più non sia affatto da condannare!L'Italia è tanto bella quanto poco generosa con gli italiani... anch'io, come te Sarah, sogno una vita fuori dal territorio nazionale ma mio marito non la pensa come me!

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  2. Che racconto! Mi sono già innamorata del Canada!

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